Sono un trequartista che col passare del tempo ha dovuto arretrare il suo raggio d’azione. A 30 anni sono diventato regista, a 40 libero davanti alla difesa, a 50 libero dietro la difesa.
Ora sto nella piazzola del salto in alto, dietro alla porta, con la pettorina dei fotografi

Calciatore

Era il 1972, avevo diciassette anni e mi avevano comprato dal Piacenza.
A dire la verità avevo già passato le visite mediche al Milan e pensavo che sarei andato là, invece il Piacenza mi dirottò all’Alessandria che stava in C con l’ambizione di salire di nuovo in B.
Io ero un trequartista, giocavo dietro alle punte, il mio numero nella squadra Primavera dove giocavo era il 10, qualche volta l’8.
Erano i numeri che nell’Alessandria aveva avuto Rivera, soprattutto il 10.
Io ero bravino ma il confronto finiva lì. Giocai un anno, mai in prima squadra dove c’erano Pozzani, Salvadori, Manueli.
Avevano comprato Mammì, quello che segnò il famoso gol alla Juve sul campo allagato di Catanzaro.
L’allenatore era Pippo Marchioro e sopra tutti c’era quel gran personaggio del presidente Sacco.
Io studiavo: seconda liceo classico al Plana, era durissima riuscirci allenandomi tutti i giorni, infatti fu l’unica volta che conclusi l’anno con una materia a settembre, matematica. Insomma tra scuola e calcio faticai ad andare bene e a fine stagione mi mandarono al Guastalla, in quarta serie.

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